LEICA M525 MC1

L’utilizzo del microscopio operatorio consente all’operatore di ottenere un’immagine notevolmente ingrandita del settore interessato, garantendo così una grande precisione e di conseguenza elevate percentuali di successo dei trattamenti eseguiti. Ai pazienti viene quindi offerto un servizio ai massimi livelli qualitativi, sia in fase di diagnosi che durante le cure odontoiatriche.

MICROSCOPIO IN USO PRESSO LO STUDIO MB

Il microscopio in uso nello Studio MB è il modello Leica M525 MC1 con zoom e messa a fuoco elettronici che al momento rappresenta la massima espressione della tecnologia ottica in odontoiatria. Il nostro microscopio è inoltre dotato di due componenti opzionali particolarmente utili nell’agevolarne e migliorarne le prestazioni. Lo sdoppiatore di immagini consente il collegamento di una videocamera full HD che permette di filmare e fotografare le fasi del trattamento per implementare la comunicazione con il paziente. Ancora più importante è la fonte d’illuminazione allo xeno da 300W, in grado di fornire un campo operatorio di straordinaria luminosità.

QUANDO USARE IL MICROSCOPIO?

In fase di diagnosi, nel caso caso in cui, ad esempio, si renda necessario verificare la presenza o meno di una frattura radicolare in denti particolarmente compromessi, in cui sono stati rimossi perni endocanalari o che hanno subito eventi traumatici
In endodonzia ortograda, soprattutto nei casi complessi, in cui è fondamentale avere una chiara visione all’interno dei canali del dente che spesso presentano un’anatomia complessa o degli ostacoli derivati da trattamenti eseguiti in precedenza (ad es. strumenti rotti, perforazioni o false strade).
In endodonzia chirurgica, in cui la corretta gestione del settore trattato (esecuzione del lembo, sezione dell’apice radicolare, otturazione canalare retrograda, sutura) è un fattore discriminante per garantire delle percentuali di successo elevatissime (quasi pari al 100%).
In protesi, per controllare sia la preparazione dei monconi dopo aver limato il dente, sia la precisione della chiusura della corona sull’elemento dentario, al fine di evitare la creazione di gap tra moncone residuo e restauro protesico in cui possono facilmente annidiarsi batteri e creare carie secondarie.